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Il Gioco della Parola, della Memoria e dell'Invenzione

Perché ci hanno fermati? di Romano Prodi
Queste settimane ci hanno portato a un decadimento del dibattito politico anche nei dati più forti: nei confronti di chi ha lavorato per l'Ulivo, dei Comitati, sono state commesse grandi ingiustizie. Hanno detto che eravamo in contrapposizione ai partiti. Non è vero: noi abbiamo dato speranza al rapporto tra i partiti e il Paese. Non ho mai espresso una parola in cui il partito politico non avesse un ruolo determinante nel paese, non ho mai contrapposto la società civile ai partiti. Nella campagna elettorale, in cui i partiti pensavano che si perdesse, in cui eravamo necessari per superare un momento difficile, quando ci fu la battaglia per le liste elettorali, ho fatto un atto di sacrificio rinunciando a tante candidature "uliviste", fino a rinunciare a costituire un gruppo parlamentare. Ho imparato, girando, che era necessario fare questo sacrificio verso i partiti per far finire un periodo tragico per l'Italia. E durante la crisi di governo ho pagato questo sacrificio: non avere un mio gruppo parlamentare. Questo punto è il nostro orgoglio: sono caduto su un fatto di cui ho consapevolezza, su una debolezza che ho accettato sin dall'inizio. Questa è una crisi grande: stando ai principi, il governo è caduto su una pregiudiziale antiulivista di Cossiga accettata da DS e PPI. Per assurdo, Cossiga è stato il più coerente durante la crisi. Questo è il motivo per cui è caduto il Governo e Cossiga ha concesso tutto a D'Alema e niente a me, perché (c'era una posizione diversa) ho resistito sul principio. L'Italia non risolve i suoi problemi se non si libera dalla questione comunista e dalla questione cattolica (cui andrebeb aggiunta la questione fascista). Con la fine della guerra fredda la questione comunista sta avendo una soluzione naturale: Veltroni sembra voler allargare il DS a livello di Ulivo con un discorso molto semplice: è così in tutti i partiti socialdemocratici europei. Prodi può fare il Delors nell'ambito dei DS e, con questo, si ricompone un'anomalia rispetto agli altri paesi europei. È un discorso estremamente fascinoso, ma che non considera che la questione comunista in Italia non è ancora completamente risolta e che la struttura dei DS non può essere paragonata a quella degli altri partiti socialisti europei. Anche la questione cattolica non è ancora risolta. Dai Guelfi e Ghibellini, è la prima volta che in Italia, con l'Ulivo, si è tentato con serietà di fare un discorso semplice tra progressisti cattolici da una parte, e cattolici conservatori dall'altra, come in qualsiasi parrocchia americana o tedesca. Ecco qui il duro colpo di Cossiga: l'unità dei cattolici, la ricostituzione della Democrazia Cristiana, una struttura di centro che si muove ora a destra, ora a sinistra secondo l'opportunità. Il colpo mortale al Bipolarismo. Sono caduto per dura coerenza sui principi, non sono principi da poco su cui valesse la pena passarci sopra. Era accettare di tornare indietro, riallinearci ad una politica in cui ognuno fa il Craxi della situazione, cerca di far valere il proprio peso in termini di percentuali, accumula un 5-6% dell'elettorato. Ma allora questo Paese non guarisce più. Il fascino che il governo Prodi aveva all'estero era basato su alcune semplici motivazioni: Primo: non si litigava fra i ministri, ma c'era una linea comune. Il governo stemperava le decisioni partitiche. Non esisteva la delegazione dei partiti al governo, e bisogna dare atto a Veltroni che non ha mai insistito su questo punto. Secondo: il mio obiettivo profondo era dare un colpo alla questione cattolica per portare il Paese verso una condizione di assoluta tranquillità di alternanza tra centrodestra e centrosinistra. Questa cosa deve diventare patrimonio interiore della gente. Se questo Governo fosse durato tutta una legislatura, probabilmente alle prossime elezioni si andava con un concetto della politica completamente diversa. La gente avrebbe iniziato a capire che con questa nuova impostazione qualche risultato arrivava. La gente ha compreso il disegno, la novità che sta dietro l'Ulivo: mettere insieme forze diverse accomunate dal conseguimento di uno stesso obiettivo. L'Ulivo è lo strumento più adatto per risolvere disfunzioni e mancanze, per superare i corporativismi e i conflitti tra singole categorie, per la soluzione dei problemi dei giovani, condizione imprescindibile per il nostro futuro. La globalizzazione (una parola che era ignota fino a 10 anni fa, oggi non si può partecipare nemmeno ad una riunione di condominio senza che la parola globalizzazione non venga fuori) non riguarda solo il commercio, ma la mobilità della gente (gli immigrati, ma anche i professionisti e i ricercatori), la facilità di comunicazione, l'ampliamento dei mercati finanziari. Noi abbiamo bisogno di confronto con gli altri paesi e di modernizzazione. Ma se non abbiamo strutture politiche, istituzionali in grado di garantire questo progresso, non ce la facciamo. Il dibattito politico che avevo contribuito ad aprire con Clinton e Blair si proponeva di far partecipare l'Italia all'interpretazione generale dei problemi con questi Paesi, pur con diversità enormi tra noi e loro. La necessità era quella di sprovincializzare il dibattito politico italiano: ma la reazione è stata ancora una volta quella di ridicolizzare il mio tentativo. Nessuno si illudeva che la terza via fosse un elemento immediatamente utile per il nostro paese, ma era il modo di cominciare a parlare fra coloro che avevano non solo responsabilità mondiali, ma anche l'omogeneità nel conseguimento di alcuni grandi obiettivi di uguaglianza e di progresso, per poter lavorare insieme in questa direzione. Era un modo di reinserire l'Italia nel giro economico, politico e di innovazione politica mondiale per il quale non è sufficiente un discorso socialdemocratico stretto. Non possiamo interrompere questo discorso. La battaglia dell'Ulivo non è mai stata sul breve periodo, era una battaglia che intendeva affrontare la diversità italiana su base innovativa. E allora vorrei sottolineare alcuni punti. Dopo la caduta del governo sembra che il PPI e l'UDR abbiano intenzione di fare liste comuni: per quanto mi riguarda il no a questo disegno è un problema di coerenza morale, politica e programmatica. Più aperta è la posizione di Veltroni, sia pure con gli equivoci che abbiamo descritto prima, con il rischio di esaurire nell'ambito dei DS, tutta le esigenze della società italiana. L'Ulivo non può essere un piccolo partito. Lo potrebbe essere se noi ci ponessimo come obiettivo la proposta di costituire un partito marginale, ricadendo nello stesso tipo di vizio comune alla Storia d'Italia. Ma questo lo può fare chi non ha un altro mestiere. Io non ho nemmeno la necessità personale di tradire al compito che ci siamo proposti. Il nostro compito è proiettato verso la costruzione di un Bipolarismo compiuto. In questo periodo, fortunatamente c'è molto da fare. Il Referendum per abrogare la quota proporzionale dalla legge elettorale non è un fine ma uno strumento. Su questo punto c'è forse una differenza di interpretazione tra me e di Di Pietro. Di Pietro sembra ritenere che il Referendum segni di per sè un mutamento del sistema politico. Per quel che mi riguarda il Referendum è solo uno strumento per non indietreggiare rispetto al Bipolarismo . Con il Referendum mandiamo un messaggio del tipo: "Ragazzi non si torna indietro". L'altro discorso è quello della lista unica dell'Ulivo per le Elezioni europee. Sarebbe un messaggio chiaro e di indirizzo preciso per i prossimi confronti elettorali nel paese. Penso che quando sarà il momento ripredenderà un confronto. Infine, le Primarie. Se da un lato aiutano il Bipolarismo, dall'altro lato portano in sé aspetti che coinvolgono denaro, personalizzazione, aggressività anche nell'aspetto non politico della contesa. Negli Stati Uniti le primarie hanno luogo molto tempo prima della reali elezioni, perché sono uno scannamento tale che bisogna avere il tempo di farle e il tempo di dimenticarle. Le persone che " si sono uccise" durante le Primarie devono avere la possibilità poi di lavorare insieme per il comune schieramento alle elezioni generali. Ma avverto un altro pericolo: le tornate elettorali, quella piccola di novembre e quella grande di primavera, a livello locale. Non capisco perché se gli anomali vengono bastonati a livello nazionale, non debbano essere bastonati anche a livello locale. Il problema delle candidature, se non interviene il discorso delle primarie o di qualcosa di analogo, diventa qualcosa di pura competenza delle segreterie di partito. C'è indubbiamente interesse ad uccidere il movimento dei sindaci, a mettere ordine laddove c'è "disordine". La spiegazione del perché i giovani vengano respinti dalla politica è molto semplice: se lasciamo che la politica vada in questa direzione, è chiaro che un giovane farà politica solo se interessato ad un puro percorso professionale, ad un certo stile di vita. Il percorso verso un bipolarismo compiuto, il tentativo di affermare una Terza via, di un nuovo modo di far politica a livello mondiale, un atteggiamento di apertura verso la società che faccia emergere tali contraddizioni e che dia spazio ai Giovani, non sono scelte indifferenti. rispetto al progetto dell'Ulivo. Il quadro è ora certamente più difficile e più complesso; i partiti hanno ripreso a ripiegarsi su se stessi. Sembra non esservi spazio per il discorso di razionalizzazione e di bipolarismo con cui siamo entrati in politica. Ma io credo con la massima onestà, che fra poco tempo, meno di quanto pensiamo questo spazio si creerà di nuovo. Noi dobbiamo andare avanti: ci hanno fermati perché altrimenti fra pochi mesi sarebbe stato troppo tardi . Ci sono davanti a noi grandi spazi ancora da riempire: con la fine dell'esperienza governativa non sono finiti gli spazi, anzi. Tutti i problemi fondamentali torneranno in discussione fra poco: e senza l'Ulivo, la sconfitta sia certa. (Intervento di Romano Prodi al Forum dei Giovani per l'Ulivo, Roma, 14 Novembre 1998)

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