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Risposta
a Giletti e a Elio Copetti su Achille
Bonito Oliva
su Artonline
Forum
Elio, non fare confusione.
Non sono io che voglio leggere l'arte attraverso il pensiero di Lacan ma è ABO.
E' naturale che come artista ho voluto rendermi conto di come fosse fatto il
pensiero di un uomo con così tanto potere. Non dimenticarti che sono stato
tagliato fuori dai grandi circuiti pubblici non per la mia pittura ma per le mie
idee. ABO questo, con molta lealtà, me lo ha riconosciuto e lo ha ribadito a
tante di quelle persone che oggi sarebbe difficile per lui smentirmi. Se fosse
passato il mio pensiero sarebbe stato difficile giustificare il fatto che gli
artisti, bravi o non bravi, fossero tutti dementi e quindi bisognosi delle cure
dei critici. A me sembra una pura follia che la necessaria autostima che un
artista deve avere di se stesso nasca dal suo rapporto con i critici.
L'autostima che ho di me stesso me l' hanno data grandi maestri, Giorgio
De Chirico che mi presentò al suo mercante, Chagall
che mi convinse a dipingere i
sette grandi quadri della Genesi, Balthus,
che si arrabbiò perché un mio quadro
era stato collocato vicino ad una ascensore nell'appartamento del direttore di
Villa Medici a Roma, Gino De Dominicis che tentò di tutto per convincere ABO ad
invitarmi alla Biennale, Quello che non mi hanno dato gli artisti me lo hanno
dato poi i collezionisti che, guarda caso, avevano nelle loro case proprio i
quadri dei maestri che ho amato.
IL MIO TARGET
Per quanto riguarda il contributo teorico i pittori colti, i poeti, gli
scrittori e i filosofi. Per quanto riguarda la pittura tutti quelli che cercano
in un opera d'arte qualche "valore condiviso" che permetta almeno una
prima lettura. Per esempio quando ho esposto a Parma i sette grandi quadri della
Genesi si creava ogni giorno davanti alla chiesa, che ospitava le opere, una
fila gigantesca. Gente comune, contadini, fedeli ma anche quel pubblico che
snobba le mostre di arte contemporanea ma che è disposta a pagare un biglietto
per andare a vedere Modigliani o Pablo
Picasso. Comunque, lasciando perdere per il
momento i discorsi complessi, sul superamento di alcune teorie del secolo
passato, vorrei dire che trovo assurdo che si continui a illudere centinaia di
artisti a produrre opere che giustifichino il valore di altre opere che non si
riescono più a vendere. I galleristi ormai si dividono in quelli che hanno nel
cassetto qualche opera del passato con la quale pagare il gas e quelli che non
si possono più suicidare perché il gas glielo hanno staccato. Altro che Re
nudo qui siamo al Re affogato!!!!!!
Granetto a Giletti Tutti gli artisti che nel
passato, nel presente e nel futuro si interrogano sul difficile rapporto che
esiste fra linguaggio e metalinguaggio, fra significato e significante, e fanno
di questa domanda la ragione della loro vita possono considerarsi "nel
solco di Lacan" Tutti gli altri fanno parte dei possibili clienti degli
psicanalisti lacaniani. Andrea Zanzotto fa parte di tutte e due queste categorie
in quanto è anche stato cliente di Lacan. Non sono mai stato un nevrotico
sofferente come Zanzotto ma ho sempre invidiato la sua terapia.
Le domande di Giletti e di Elio Copetti
Giletti Si quando in nome
del sociale tutto diventa mercato,
dalla frase di Oliva sembra trasparire anche la coscienza di questo però. Mi piace la scrittura analogica,
apre molti rubinetti nel pensiero Elio ha fatto un paragone fantastico col misticismo, anche se in senso negativo.
vi ho studiati......
immagino che l'analogia dell'espressione nasca dal decentramento del logos
operato da Lacan (colui che parla origine del logos e sua alterità rispetto
all'io cosciente, ca parle). Ho letto anche l'articolo nel tuo sito
e lo rileggerò.
potresti fare dei nomi di artisti nel solco di Lacan per favore?
per farmi un'idea
Elio Copetti Caro Gnomiz, se faccio il fesso è perché in molte cose
(anzi nella maggior parte delle cose) lo sono davvero: la complessità delle
cose sovrasta le mie capacità cognitive. Quindi l'ipotesi della finzione
strumentale da parte mia è lusinghiera ma non veritiera. La “lezioncina” è
stata, come ogni sforzo sincero di comunicazione, utile ma purtroppo non
risolutiva, porta i problemi ad un livello di dettaglio superiore, aprendo tutta
una serie di nuove questioni. Ma non voglio tormentarti oltre misura. Solo due
piccole osservazioni. La prima è che forse dovresti delineare più precisamente
il tuo “target”. Se per capirti è richiesta la confidenza con un autore
oscuro, discutibile, e secondo me “prescindibile”, come Lacan, allora credo
che il tuo uditorio si restringa ad una “élite” ben esigua. Buon per te, ma
male per tutti gli altri. Altrimenti dovresti rassegnarti a spiegare e
spezzettare, connettere il tutto a segmenti più consolidati e condivisi(bili)
del sapere. Così com'è, trovo il tuo discorso troppo astratto, magari
suggestivo ma inafferrabile. Dire che la modernità ha la malattia di voler
dimostrare tutto mi sembra in primo luogo dimenticare la consapevolezza
acquisita dalla scienza in tale problematica (il corso dell'epistemologia, le
crisi dei fondamenti nella matematica, i grandi teoremi limitativi di Goedel,
l'irriducibilità computazionale, le teorie del caos ecc.). Ma non mi inoltro,
perché forse con “modernità” alludevi a qualcos'altro, a qualche “pars
pro toto”, chi lo sa? Dovresti essere più organico e paziente, forse scrivere
un libro. Ma forse non hai tempo che per la battuta folgorante. Posso anche
capirlo.
Ciao
Elio
Elio Copetti Gnomiz, gli elementi
biografici che hai fornito sono molto significativi: fissano un contesto e
forniscono molti elementi di riflessione. Nei confronti del tuo percorso e dei
tuoi saperi io nutro il più profondo rispetto e quanto più riesco ad
attingerne meglio è. Al tempo stesso però ci vedo la radice di differenze
profonde che rimarranno probabilmente irriducibili. Io vengo da una vita e da
ambienti completamente differenti, e quindi ho nei riguardi dell'arte
atteggiamenti del tutto differenti. In particolare non mi interesserà mai, lo
riterrei del tutto inconcepibile, “adattarmi” ad una “cricca” che, come
racconti tu, è capace di escludere qualcuno dal “gioco” perché portatore
di idee in qualche modo scomode. Lacan già era un buon cialtrone per conto suo,
tu mi dici che ABO lo adopera con disinvoltura, io leggo frammenti di ABO che mi
sembrano quintessenze di ciarlataneria, e nel contempo vedo, a valle, i
“prodotti” (gli artisti che egli protegge e vuole imporre alla “storia”,
quali maggiordomi della sua propria personalità) che tutto questo produce. Beh,
alcune conclusioni mi sembrano obbligate, anche considerando che ABO (a
differenza, diciamo, di un Umberto Eco) non mi sembra avere alcun peso nella
cultura internazionale. Con questo non voglio dire che ABO non abbia qualità.
Ne avrà anzi di rilevantissime visto che in fin dei conti è riuscito a
conquistare le posizioni di potere di cui ci racconti: probabilmente i suoi
scritti sono efficacissimi all'interno di un determinato contesto. Ma è un
contesto fondamentalmente disonesto, che non mi interessa. E' il contesto di una
lizza per la fama e per i soldi che mina alla radice ogni credibilità delle
“storie” con le quali queste cricche vincenti vogliono affabularci, ovvero
suggestionarci, in fin dei conti fregarci, come un comune imbroglione di strada.
Benché ti ritenga di una ben differente onestà, intellettuale e no, la tua
volontà o necessità di relazionarti, cioè in qualche modo adattarti a tale
contesto può rappresentare a mio modo di vedere un limite che forse si già
avverte in certi tuoi atteggiamenti. Puoi permetterti per esempio di dare del
“grande” a qualcuno perché ti evoca “questo e quello” (d'altronde chi dà
la patente di “grande” lo deve essere per forza ancora di più). Ma allo
stesso modo potevi dargli della nullità perché non ti evoca “questo e
quest'altro”. Per gli altri sarebbe stato lo stesso perché l'unica cosa che
possono opporti è un “a me non sembra” del tutto inerme. Non so se ti rendi
conto che si tratta di atti di pura autorità, sui quali ci sarà mai nulla da
discutere: l'erudizione, cioè l'esibizione di saperi “esclusivi” diventa la
leva per imporre il proprio gusto (il proprio capriccio), per dire costui
esiste, costui non esiste. Ma qui c'è una fregatura evidente perché come dice
Guccini “la materia di studio sarebbe infinita”.
Granetto Rovescio
di musica (detail)
Forreword:
english,
francais,
italiano
Granetto
"The unseen its truth reveals"
...
Tele Giuliane: "..... the
books that no one reads any more, the games of children who are not born,
the clock of wasted time, the relic of a boat once drunk..." Gnomiz:
the pictures and images used in the Internet Site Gnomiz. Les
Lunettes de Mondrian: the works are controversially dedicated to the
"erroneous way" which conditioned, better or worse, this
nihilist century. The The Empty Throne:
an art exhibition of sculptures, paintings and sounds distributed in 18
rooms and comprehends 22 paintings, 44 sculptures and 44 panels of large
dimensions. This broad work is a meditation on western thought. Genesis:
a laic representation of the conceptual order making it possible to "conceive
unity. Publishing: a personal way
to make the values of civilization audible and visible. Archeology:
the time of initiation, of stormy navigation into the modern which was
becoming modernist decadence..
Granetto Da
un abito di Dior (detail)
Index
Art and Fashion
Art
and Fashion "out of season" paintings
...
....Thus I dared looking for those
"common values" in the world of Fashion among many people who
hold out without having to rely on an understanding. The outcome is amid
paintings and sculptures "out of season" dedicated to abstract
expressions, levity
and photo advertising,
important pictures, objects and perfumes,
play and strangely enough to some
elderly portraits......so is
there really a necessity for a subject?
"

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